NUOVO ARRESTO PER I FATTI DI BUDAPEST

Nella notte fra lunedì 20 e martedì 21 novembre la Polizia ha arrestato Gabriele, un compagno di Milano, portandolo al carcere di San Vittore.

Gabriele risulta imputato in un’inchiesta giudiziaria relativa ad alcune aggressioni a neonazisti avvenute a Budapest a febbraio scorso, di cui i primi arresti avvennero l’11 febbraio 2023, portando alla carcerazione dei compagni Ilaria e Tobias. Gli attacchi contro i neonazisti avvennero durante il fine settimana in cui cade il “Giorno dell’onore” data di rilievo per gli ambienti dell’estrema destra ungherese e di tutta Europa, in cui si commemora il massacro di un battaglione nazista da parte dell’Armata Rossa avvenuto nel febbraio del 1945. In questi giorni centinaia di camerati si riuniscono a Budapest per una grande marcia commemorativa e per partecipare a varie iniziative organizzate per l’occasione. Ad oggi per i compagni arrestati a febbraio è stata notificata la chiusura delle indagini e la data di inizio del processo, il 29 gennaio.

Il 31 ottobre, diversi giornali in Germania ed Ungheria avevano pubblicato articoli riguardo l’emissione da parte dell’Ungheria di un mandato di arresto europeo contro 14 persone, indagate nell’inchiesta, di cui dieci tedeschi, due italiani, un siriano e un albanese.
Ad oggi, in aggiunti agli arresti già avvenuti,  sappiamo solo di Gabriele.

In questo momento Gabriele si trova agli arresti domiciliari a Milano, con tutte le restrizioni, in attesa che venga discussa la sua estradizione in Ungheria. L’udienza nella quale verrà espresso il verdetto a favore o contro l’estradizione avverrà i primi di dicembre.

Vogliamo ribadire a seguito di questo arresto l’importanza di una mobilitazione di solidarietà internazionale per dare una risposta forte e sottolineare l’importanza delle pratiche antifasciste ovunque, del non lasciare spazio alle organizzazioni di estrema destra e che nessuna giornata come il giorno dell’onore passi inosservata e avvenga senza che gli antifascisti si mobilitino.

Chiediamo a tutti di unirsi a noi nel dire no all’estradizione di Gabriele, una misura che mira ad isolare i compagni dai loro affetti e dalle loro famiglie, ad ostacolare le manifestazioni di solidarietà, e a rendere più faticosa la difesa in tribunale. In Ungheria ci troviamo di fronte ad un tasso del 98% di condanne a processo, e ad un sistema giudiziario che prevede pene molto gravose per reati che in Italia hanno pene molto più lievi. Inoltre abbiamo visto in questi mesi quanto sia difficile e onerosa la comunicazione tra paesi, a causa della necessità costante di effettuare traduzioni, e in generale a tutte le limitazioni date dal non essere presenti nel paese in cui si trovano gli imputati e in cui sta avvenendo l’inchiesta. Questo chiaramente è quello che la repressione vuole: renderci difficile mettere in atto le nostre pratiche di solidarietà ed isolare gli imputati con l’obiettivo di spezzare in loro la speranza e la determinazione. Noi sappiamo che i nostri compagni non si spezzeranno facilmente. E non intendiamo fare nessun passo indietro nell’esprimere loro il nostro calore e la nostra presenza.

Un ulteriore elemento che ci preme portare alla luce è quello delle condizioni detentive nel carcere di Budapest, terribili ed inumane. La nostra compagna Ilaria, già detenuta da febbraio nel carcere di Budapest, è tenuta in un regime di media sicurezza che di fatto è un semi isolamento: il tempo speso in cella è di 23 ore su 24, con il blindo completamente chiuso; anche nella cosiddetta ora d’aria, i detenuti sono tenuti sottoterra, senza luce del sole diretta. Tutte le traduzioni dei detenuti dal carcere verso tribunale o stazione di polizia etc. avvengono con una cintura di cuoio a cui sono legate le manette e con le caviglie incatenate insieme. Ogni mese viene effettuata una disinfestazione per le cimici da letto senza dare ai detenuti il tempo sufficiente fuori dalla cella affinché non si intossichino con i fumi delle sostanze tossiche. Queste sono solo alcune tra le violenze che i detenuti si trovano a subire durante la carcerazione.

Inoltre, dopo il suo arresto Ilaria non ha avuto la possibilità di effettuare colloqui, ricevere pacchi o corrispondenza con nessun amico o familiare, per otto mesi.

Nel caso la giustizia italiana emetta la sentenza di estradizione per Gabriele, questi si troverà con molta probabilità in condizioni simili se non peggiori.

Nella serata di martedì un folto gruppo di persone si è recato sotto le mura del carcere milanese per salutare lui e tutti i detenuti e le detenute. Vogliamo continuare a fargli sentire il nostro calore e la nostra solidarietà in questi giorni.

Lanciamo un presidio per domenica 26 novembre, alle ore 16.00, in piazzale Aquileia, per esprimere la nostra rabbia e la nostra determinazione, per Gabriele, Ilaria, Tobias e per tutti i compagni e le compagne detenute e ricercate.

Le spese legali sono altissime, eventuali donazioni si possono fare sul conto cointestato a:

Alice Zaffaroni e Martina Franchi

IBAN: LT523250062922492633

BIC: REVOLT21

Per info scrivete a aggiornamentibudapest@autistiche.org

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